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Il ritorno di Re David

Immagine anteprima YouTubeNessuno osi pensare che possa riprendersi prepotentemente il trono. David è un Re educato, che vive di consensi e non di atti di imperio. E’ tornato così come era arrivato. Con l’emozione e l’umiltà del ragazzino, senza presunzione e arroganza. E’ tornato sapendo che lui ora è uno nuovo, che deve ricominciare, che deve capire il clima di una squadra che ha fatto grandi cose anche senza di lui. Non vuole rovinare niente, non vuole riavvolgere il nastro. Vorrebbe scrivere nuovi capitoli di storia, riassaporare il gusto del successo e della vittoria che il denaro da solo non può regalare. David si è rimesso in gioco. E’ ora il suddito dei tifosi rossoblu, veri padroni di un Cagliari che fa perdere sonno. Come lo ha perso lui quando la maglia rossoblu si è nuovamente prospettata come pelle che aveva perso. E nel cuscino cerano aggrappati tanti sogni che improvvisamente hanno fatto rumore. Sa che per trasformarli in realtà stavolta sarà anche più difficile della prima volta. E’ tornato in punta di piedi, rispettando chi ha trovato dentro lo spogliatoio e mettendosi a disposizione. Accettando la sfida di giocare per la Patria che ormai sente sua.

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O CAPITANI! MIEI CAPITANI!

Immagine anteprima YouTube(Tu lettore fremi di vita e orgoglio e amore come io fremo, dunque siano per te questi canti) (W.Whitman)

Mai avrei pensato di far sposare la mia passione quasi segreta per la poesia con la poesia per niente segreta del calcio. E mai avrei pensato che la poesia del calcio potesse veicolare i valori culturali e politici della mia terra. Molti non sanno che a scuola mi dovevo vergognare della facilità con la quale apprendevo e intuivo la logica e la matematica. Forse per questo l’equazione non mi è difficile: poesia:calcio=costume:realtà. Ci si può sbizzarrire a capire la mia condensata follia ma anche il minimo comune denominatore di tutto ciò che faccio. Alla base c’è sempre e solo il risultato, il desiderio di vincere, il sogno di vedere primeggiare la mia Terra. Nel calcio, ovviamente, per far diventare poesia ogni racconto. Nella economia per onorare la bandiera e vincere uno scudetto che sia solo nostro. Nella cultura per liberare la nostra millenaria storia dalle catene e farla uscire dalle profonde segrete in cui è stata isolata. Per fare tutto questo c’è bisogno di Capitani, di uomini leggendari che abbiano come inossidabile virtù il loro senso di schietta libertà. Non possono avere catene per spezzare catene. Non possono nascondersi se vogliono liberare la Nostra Gente. Devono urlare senza alzare la voce. Rassicurare chi non ha finora voluto percorrere una strada diversa. La mia, Capitani, miei Capitani, vuole portare fuori dalle congetture. Non uno ma tanti Capitani. Possibilmente tutti, responsabili del loro e del nostro destino.