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CON ME O CONTRO DI ME

Le telefonate le ricevo soprattutto quando il mio pensiero differisce da quello gerarchico. Mai una volta quando invece è perfettamente d’accordo. Frutto di un bipolarismo che domina la società, senza mediazioni, muro contro muro, in posizioni distinte e contrarie. La critica non è solo “massacrare” chi non la pensa come te. È anche avallare, distinguere, formare, far notare, migliorare. La critica ha un valore positivo che sembra ormai scomparso. “O con lui o contro di lui”. La frase che riassume il metodo che la società ha acquisito per confrontarsi. Meglio: per scontrarsi. È sempre più difficile osservare, valutare, verificare, di volta in volta per dare il tuo contributo ad un progetto, ad un’idea, al mondo che si muove. È difficile anche perché qualsiasi movimento non viene interpretato come nodo di un percorso che si può correggere in corsa, ma una ipotesi perfetta e statica, rigida e non flessibile che può essere solo alla fine “bocciata o promossa”. Un integralismo che non si percepisce. Una forma di fede assoluta nei confronti del bene e del male. Si è tornati indietro di millenni nel modo di pensare. Si condanna giustamente l’omofobia ma non si condanna allo stesso modo l’eterofobia. E se l’una è un aspetto quasi esclusivo delle relazioni sentimentali, l’altra è la radice dell’intolleranza che imperversa. Non si tollerano neanche i pensieri diversi, non solo le razze e le abitudini. Non si tollera che tu un giorno possa non essere d’accordo anche se il giorno dopo lo sei. Non si capisce che la diversità è una ricchezza che rende più vario e ampio l’orizzonte. Più pensieri, più visioni, più stili, più sfumature, più abitudini, più gusti, più risorse. Vorrei un giorno sentire squillare il telefono anche per conoscere meglio il mio pensiero diverso e non solo per tentare di allineare il giudizio, di adularlo, di corromperlo, di minacciarlo, di limitarlo. Quel giorno avrò un amico in più che avrà capito che da me non si potrà aspettare sempre che dica di sì. Lo ascolterò, gli proporrò la mia critica, esprimerò il mio pensiero. Se poi ognuno di noi vorrà modificare il punto di partenza, anche in piccoli dettagli, lo farà. Altrimenti ciascuno resterà del proprio avviso. Nel rispetto delle visioni differenti. L’unico modo perché l’orizzonte sia più ampio e il mondo più ricco e sereno.

3 pensieri su “CON ME O CONTRO DI ME

  1. Grande Vittorio… hai centrato il bersaglio in pieno

  2. Grande Vittorio… hai centrato il bersaglio in pieno

  3. Caro Vittorio, lungi da me ogni piaggeria nei tuoi confronti, ma sottoscrivo il tuo intervento dalla prima all’ultima parola. Il progresso, le tecnologie, la (presunta) crescita culturale delle persone avrebbero dovuto consegnarci un mondo in cui le relazioni umane fossero improntate al dialogo, al reciproco riconoscimento, alla reciproca legittimazione. Ecco, reciproca legittimazione, cioè accettazione del sacro diritto di ciascuno di esprimere le proprie idee, persino le più ignobili per le nostre convinzioni ed i nostri valori (per fare degli esempi estremi, esser favorevoli alla pena di morte, oppure, che so, in campo politico, auspicare la dittatura del proletariato o, al contrario, un regime dittatoriale), ma pur sempre idee. Purtroppo, invece, sotto l’aspetto del fecondo scambio di idee, anche le più contrapposte, si registra un regresso non solo preoccupante ma avvilente. Non c’è argomento che riguardi la vita sociale che non venga sistematicamente ricondotto nell’alveo di un’appartenenza politica o ideologica. Sinistra o Destra, quindi il Bene o il Male per ciascuno degli appartenenti alle suddette categorie. Progressista o reazionario, o oscurantista, comunista o fascista, etc. Non si riesce più a ragionare e a dialogare con razionalità, con rispetto dell’altro, ma soprattutto con serenità. Se l’altro si dimostra diverso da noi perchè lontano anni luce, o magari solo un pò, dalle nostre idee, o dai nostri preconcetti, o dalle nostre rigide convinzioni, scatta la scomunica, la fatwa, persino il linciaggio. L’accusa di appartenere ad una pseudo categoria del pensiero è il modo per chiudere la bocca a colui che si è stabilito essere da quel momento nostro nemico, quindi la discussione finisce lì. Questo accade sovente nei consessi dove a ciascuno di noi può capitare di partecipare, ma può avvenire anche in famiglia, tra amici, o semplicemente al bar, in ufficio, etc. Non parliamo dei social network, diventati una vera e propria cloaca dove in molti si recano per sfogare rabbia e frustrazioni, per comunicare come non gli verrebbe permesso di fare a tu per tu con gli interlocutori tramite l’insulto e le contumelie. In questo quadro malinconico non fa eccezione la discussione legata al calcio. Siamo tutti reduci dalla disputa tra zemaniani e antizemaniani, tra i sedicenti amanti del bel calcio e i sostenitori di un calcio normale, scevro da pseudo filosofie, libero da rigidità e teoremi. Una contrapposizione che ha lasciato sul campo morti e feriti, che ha surrettiziamente diviso gli sportivi tra progressisti, amanti appunto del “vero” calcio, quello tutto attacco, velocità supersonica, goal a grappoli, e quelli che i primi hanno definito gli amanti del non gioco, dell’anti calcio, del gioco solo difesa e contropiede. Una distinzione ovviamente inesistente nella realtà e creata solo dai manichei. Ciò che tu racconti, Vittorio, immagino si riferisca a qualche rimbrotto che avrai ricevuto per le critiche che stai muovendo da un pò alla società perchè non porta avanti quel progetto identitario tanto sbandierato. Ma magari mi sbaglio. Fatto sta che solo chi non ti conosce bene può pensare che le tue critiche possano essere mosse con malanimo, pregiudizio o, peggio, cattiveria. Io mi auguro che almeno per ciò che riguarda il Cagliari il dibattito ed il confronto, anche aspro, sulle opinioni diverse che si possono avere sulla gestione della società, non venga meno per prese di posizione tendenti ad arroccamenti e chiusure che non aiutano nessuno. Se ai piani alti di via Mameli non lo capiranno, beh, peggio per loro.
    Saluti

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