Pubblicato il

IL CAGLIARI NON CAMBIA MARCIA

Il cambio di marcia non c’è stato. Il Cagliari che tornando a Zeman avrebbe dovuto ritrovare certezze è il solito Cagliari. Vive di improvvise fiammate ma poi si spegne facilmente. Manca certamente un pizzico di fortuna ma mancano anche punti di riferimento, manca il carattere, manca la spina dorsale di una squadra che si vorrebbe ridisegnare, inserendo nuovi nomi nel progetto. Anche sabato sera tre soli titolari giocavano anche nella scorsa stagione, quattro arrivati a luglio e quattro a gennaio. Soli tre italiani in campo fin dall’inizio, Ceppitelli, Crisetig e Sau. Ben otto nazionalità diverse rappresentate nei primi undici, un solo sardo. Una rappresentativa, poliglotta, multiculturale, multietnica che si tenta di far diventare squadra. Materiale umano da plasmare e modellare, dando per scontato che gli aspetti emotivi e caratteriali non oppongano resistenza, in quanto professionisti. Ma anche i professionisti subiscono condizionamenti emotivi e psicologici e le loro prestazioni si sporcano di tensione e paura o si colorano di esaltazione ed entusiasmo, esprimono fiducia o scetticismo, ottimismo o pessimismo.Se non fosse così non capiterebbero mai squadre capaci di soverchiare i pronostici, di ribaltare i valori tecnici individuali, di ottenere attraverso lo sport dei grandi risultati, come lo stesso Zeman professa. Soprattutto per lui l’insieme deve essere in grado di ovviare al valore dei singoli calciatori. Materie da allenare. In altri sport esiste il “mental coach”. Nel calcio il “mister” dovrebbe saper fare tutto. Zeman è il simbolo della giustizia nel calcio, della moralità, della purezza. Si potrebbe dire della libertà se non fosse per una modalità di gestione in certi casi contraddittoria. Chi non la pensa come lui finisce talvolta ai margini del progetto, De Rossi e Pjanic ne sono un esempio storico. Forse per un’esigenza fondamentale per giocare il suo calcio: chi non ci crede ha una preclusione mentale di base ritenuta un limite insuperabile all’applicazione degli schemi dettati. Di certo i suoi calciatori ideali devono consegnarsi totalmente a lui, essere acritici e fedelissimi, devono rinunciare alle precedenti certezze. Nel Cagliari di oggi probabilmente non tutti lo sono ed ecco la ragione delle sue scelte. Non si spiegano diversamente le ultime mosse. Se affidi la squadra a Zeman è lui il protagonista assoluto, un personalismo che diventa linea tecnica della società che con lui vince o perde, cresce o si ferma. Tutti aspetti che si conoscevano benissimo prima dell’inizio del campionato.