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Poesie: SANGUE VIVO

SANGUE VIVO

Si può spegnere lo sguardo
ad occidente della vita
ma il sangue è vivo
un fiume scorre in noi.
Si può spegnere la voce
tra le pareti delle montagne
ma il sangue è eco
che parla dentro noi.
Si può creare il vuoto
se il corpo torna polvere
ma il sangue è un mare
dove si inabissa il ricordo.
Vive lo sguardo
vive la voce
vive il corpo
il sangue è vivo
e scorre in noi.

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APOLOGIA DELL’UOMO POLTRONA

Ma come si fa a condannare un uomo che non si stacca dalla sua sedia. Soprattutto se si tratta di una comoda poltrona. Paradossale la pretesa dell’uomo medio di rimestare gli equilibri sociali per ridare giustizia e pari dignità. Si tratterebbe di un irrimediabile delitto nei confronti di chi ha acquisito il diritto ad interim a vivere nel privilegio di un ruolo che lo pone al di sopra del volgo, base sulla quale poggiare il proprio diritto acquisito. Anche se fosse stato ottenuto con fare delinquenziale ormai vige la prescrizione. Si tratta dei nuovi nobili, sempre esistiti da che esiste la società. Non si vorrà pensare che siano realizzabili le strampalate filosofie comuniste o addirittura cristiane. Ci sono gli eletti e ci sono i diseredati che sempre dovranno dipendere dal poco grano che sfugge dalle mani di chi stringe il potere. Ma ce lo vedete il barone del Sulcis rinunciare al suo centro. Non ci sono inquisizioni che ne mettano in dubbio il potere. La sanità privata è invasa di personale che gli devono riconoscenza eterna. Il voto è dovuto, non è una libera espressione. La coscienza è stata acquistata con un posto di lavoro, anche se precario, anche se sfruttato, anche se stagionale. Cosa volete che valga il voto di un disperato se non quel poco mangime che gli viene dato in cambio? Come potrebbe venir meno il monumento vivente che da quarant’anni gira per le stanze del governo, oggi in Consiglio, domani in Giunta ieri a capo dell’esecutivo. Promesse su promesse, qualche favore reso, la capacità di mimetizzarsi ora qui ora là per ritornare puntualmente. Come un fantasma in un vecchio castello, tira le catene, farfuglia poche stanche parole e rinnova la sua intramontabile presenza. Uomini-poltrona in un tradizionale rituale dove i partiti sono spesso le confraternite che ne garantiscono la sopravvivenza. Rafforzata dal bisogno e dal rigetto. Da chi continua a dipendere e da chi non vede soluzione. Perdete ogni speranza che tanto voi non entrate. L’uomo-poltrona ha una maschera di gesso che scaccia gli spiriti, che allontana le paure, che ciclicamente rinnova il suo rito. Un ruolo parallelo all’uomo-bue e all’uomo cacciavite la cui apologia è stata già scritta. Un ruolo che affonda nella notte dei tempi e che si proietta nel futuro. Triste e cupo e quindi ancor più soggetto all’esercizio della promessa e della carità.

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LA MIA 500 ROSSOBLU’

Neanche tanto originale considerato che la metafora è di Claudio Ranieri. Lo disse alla moglie nel lontano 1989 quando parlando del Cagliari che gli avevano affidato gli Orrù disse che credeva fosse una 500 e invece era una Ferrari. Massimo Cellino esporta anche i paragoni, facendoli suoi, vendendo (anche quelli) come suoi. Al Leeds poco ne sanno del Cagliari anni novanta e di quelli che erano i personaggi principe. Poco sanno anche del dichiarato amore del Presidente che ha sempre “avuto nel cuore” i colori del Cagliari salvo poi scoprire che amava anche il Torino, quand’era meno ferrato di calcio. Riconducendo tutto al suo sangue piemontese. Con i Piemontesi il rapporto è stato storicamente difficile e forse sarebbe nuovamente il caso di rispolverare “Procurade ‘e moderade”, per dire che la pazienza dei Sardi (che sembra rasentare talvolta la stupidità) non va sollecitata oltre modo. Il Cagliari può essere una 500 nel rapporto con il Leeds perché le hanno squarciato le gomme e le hanno anche fuso il motore. Ma quando subisci sgarri di questo tipo devi essere capace di capirne la ragione. Sono messaggi, violenti e in codice, che non si affrontano con lo spirito della disamistade, innescando una faida dalla quale non esci più. Quella che Cellino definisce una 500 ha prodotto, anche grazie alla sua abilità da esperto navigatore, un bel patrimonio, tale da potersi comprare una nuova auto. Pensa sia una Ferrari ma va vista nelle lunghe distanze e quando sarà sottoposta a percorsi tortuosi, spesso per andare ad arare il campo e non a fare shopping nei mercati più costosi. Perché Cellino è stato bravo a zappare il suo terreno, seminando i soldi dei diritti tv (entrate certe) spendendo poco in sementi e raccogliendo buoni frutti. Solo dal risparmio delle entrate sicure (mai contratti onerosi, mai acquisti troppo costosi) ha costruito un piccolo impero. Tenendo sempre al di sotto della soglia del rischio il suo bilancio, pronto a cadere in piedi. Non ha mai sognato e non ha mai fatto sognare, una volta per colpa dell’uno e un’altra per colpa dell’altro. Facendo accontentare i Sardi Rossoblù del pane quotidiano, ricordando i periodi di carestia e facendo comparazioni con il carro trainato dai buoi, molto prima della scoperta del motore. Insomma, per guidare una Ferrari in Inghilterra non basterà quanto serviva a tenere a bada i benevoli e tranquilli tifosi cagliaritani. Quelli che amano veramente la squadra e i suoi colori, anche nella difficoltà, anche nelle antiche tragedie della serie C. Quei tifosi permalosi a giusto titolo che non vogliono gli venga toccato un simbolo di sardità difficile da capire non solo per i piemontesi. I Sardi del Cagliari amano davvero e non una stagione per volta. Molti confondendo i personaggi con le bandiere. Quelle che sventolavano poco meno di un anno fa nel prato del Centro Sportivo Ercole Cellino. Per stare vicino al Patron simbolo di un Cagliari che ora dice, “vuole dimenticare in fretta”.