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TI UCCIDO SOLO DUE GIORNI

Attacchiamo la Siria, ma solo per due/tre giorni. 72 ore al massimo che nel valore comunicativo dovrebbe alleviare la gravità della guerra, Bastano pochi secondi per uccidere e distruggere. Per colpire innocenti. Per sbagliare destinatari e arrivare negli ospedali, nei centri urbani, invece dei punti strategici militari. 259.200 secondi a disposizione. È guerra, è sempre e comunque guerra. Dove la definizione di giustizia va d’accordo con la condanna a morte. Salvare la faccia, si vuole solo salvare la faccia. Quel viso buonista di Americano che sapeva di svolta. Siamo punto e capo. Nello stesso punto di prima, con un capo simile a quelli di prima. Durerà anche soli due giorni, ma è guerra. E dopo i due giorni rimane l’eterna distruzione di uomini e cose. La guerra non è una semina. E non ci sarà raccolto per la gente comune.

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FENOMENI PARACALCISTICI

Quoto Donati che al termine di Verona-Milan dribbla i Balotelli-dipendenti . Non si può sentire un’intervista a caldo dove i temi sono gli stessi dell’intera settimana. Balotelli di qua, la fidanzata di là. Donati se la prende con i giornalisti. Non ha tutti i torti. Le linee editoriali anche delle tv più quotate sono orientate a parlare più del gossip che ruota intorno che del calcio che si vive dentro il campo. La promozione sportiva non esiste più attraverso l’informazione specializzata. Solo se la prodezza è riferita ad un giocatore selezionato accuratamente( grande squadra/ personaggio anche fuori) allora te la trovi condita con tutte le salse. Ivan Zazzaroni su Twitter si differenzia: “L’assist di Sau l’ho visto fare solo a Mozart”. Virtuosismo raffinato che però rimane patrimonio di pochi. Non si può certo esaltare un ragazzo silenzioso, l’anti-personaggio per eccellenza. Possibilmente se verrà convocato in Nazionale è meglio neanche passargli la palla, sennò poi di che cosa si parla? Forse è anche già successo ma il fenomeno da arginare è quello dell’informazione che ruota intorno a pochi personaggi che riempiono i giornali. Colpa loro fino ad un certo punto perché all’educazione concorrono anche i mass media e se questi sono frivoli, banali e diseducanti, per famiglia e scuola il discorso invece di essere facilitato si complica. BaloSAu, che in cagliaritano rischia di significare altro, è l’accostamento scontroso di due calciatori, dei quali si parla non solo in modo diverso ma anche in quantità differente. E si potrebbe evitare di scomodare il calciatore del Milan per capire che, sia lui o un altro, è di poco conto. In tutto il precampionato del Cagliari le GRANDI TV sportive non si sono viste se non per l’inaugurazione della gelateria di Astori. Quindi, bravo Donati. Il calcio sarebbe quello del rettangolo di gioco. Per salvarlo sarebbe necessario censurare tutto il resto. Anche perché si dice (ma non è vero) che tutti sono esperti di calcio, sport facile da capire. Sarebbe così se non si pretendesse di diventare soloni. Capire di calcio è semplice per chi rimane un uomo semplice. Calciatore o giornalista che sia. Ma semplice a questo mondo non fa notizia.

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TRIESTE, ADDIO?

27 giorni di lavoro intenso per riportare il Cagliari in Sardegna. Il Nereo Rocco di Trieste ieri si spera abbia ospitato l’ultima partita interna del Cagliari. Vinta meritatamente con il bel gioco, malgrado qualche pericolosa sbavatura. Squadra capace di divertire e a volte deliziare. Tanti giocatori che partecipano alla manovra e che vanno a concludere, Geometrie e tocchi di prima quasi a memoria. Invenzioni atte a valorizzare non solo le capacità dei singoli ma anche il gioco d’insieme. Il calcio si può vedere anche in tv, ma allo stadio è un altro sport. Non solo per il clima ma anche per i movimenti senza palla, per lo schieramento, per le distanze. Questo Cagliari merita di essere visto dai suoi tifosi. I tifosi meritano di vedere il Cagliari dal vivo. Due trasferte vere, Milan e Fiorentina, intervallate da un riposo in campionato e poi la Sampdoria. Una scadenza diventata ossessiva. Firmata la convenzione, avute le chiavi, sono stati avviati i lavori. Cellino promette che ce la farà. “Ho costruito in due mesi Is Arenas, vuole che non riesca a rimettere a posto il Sant’Elia in un mese?”. Operazione che significa risparmiare. Tra mancati incassi e spese di trasferta ogni gara a Trieste non costa meno di 250.000 euro. Ogni partita che si evita a Trieste può essere investita per rimettere in sesto il vecchio stadio cagliaritano. Sarà ancora una matrioska ma si tenterà di nascondere quanto c’è dietro. Il modello Is Arenas sarà trapiantato al Sant’Elia. Ci saranno i formaggini a chiudere gli spazi. Ci saranno dei teloni pubblicitari a nascondere le vecchie tribune. Si pensa ad una doppia main stand, due tribune una di fronte all’altra sul modello montato a Quartu. Il Cagliari vuole risplendere insieme ai suoi tifosi. La vittoria sull’Atalanta è a sua volta un investimento. Se poi si riuscisse a portare via punti dagli ostici campi di Milan e Fiorentina, la fame crescerebbe ancora. E il pancino è stanco di rimanere vuoto.

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DUE PIEDI IN DUE STADI

L’arte pedatoria non si può esprimere giocando a cavalcioni tra due stadi. È per questo che il Cagliari giocherà ancora a Trieste, perchè ha un piede ad Is Arenas e uno al Sant’Elia. Non basta per poter giocare in Sardegna. Non basta e non pone prospettive rassicuranti. Se ci fosse una prospettiva concreta, una certezza, non ci sarebbe bisogno di tenere un piede anche nell’altro stadio. Massimo Cellino è disperato e cerca la soluzione su due tavoli. Il primo, Is Arenas, è quello che un bambino, ingenuo, apoliticizzato, spontaneamente e libero da cavilli burocratici, identificherebbe come la soluzione più facile. Ma era così anche dieci mesi fa ma malgrado questo è successo il finimondo. Allo stesso bambino risulterebbe difficile pensare che in meno di un mese si possa riaprire il Sant’Elia. Pestate le mani per aver preso possesso del funzionale Is Arenas stenta a capire come tutti i cavilli possano essere superati. Le norme e le misure di sicurezza dovrebbero essere le stesse in uno stadio che bene che vada rimarrà un cantiere per tre quarti della sua struttura. Non si vuole sollevare il problema scenografico, già triste a suo tempo con la doppia tribuna deserta. Si vuole pensare solo all’agibilità, parola che terrorizza e che è stata alla base di tutte le disgrazie. A cavalcioni tra uno stadio e l’altro con le parti intime strette e incastrate tanto da non potere urlare. Una sofferenza che accomuna. Finchè non verrà liberato il Cagliari e i suoi tifosi, desiderosi di poter urlare insieme. Mai come in questo caso, una liberazione. La fine di un tormento scandito dallo stillicidio che batte da uno stadio all’altro.

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ASSEMINI PRO NATALINO

Una serata di musica e solidarietà aperta a quanti vogliono dare un contributo per aiutare Natalino SAnna, il primo malato di SLA ad Assemini. Natalino è mio amico. Ho deciso di aiutarlo ad avere l’ascensore che gli può permettere di salire al primo piano della sua casa, dove abita. Faccio appello ai tanti amici artisti che mi conoscono perché, se fa loro piacere, siano presenti il 12 settembre alla serata. Sarà un’occasione per rilanciare i temi legati alla SLA. Sarà un’occasione per ritrovarci insieme. Mi rivolgo in particolare ai cantanti, musicisti, presentatori, conduttori radiofonici e televisivi, giornalisti che conosco. Ognuno se gli fa piacere può dare un piccolo contributo, qualche brano del suo repertorio. Chi vuole contribuire mi può contattare anche sulle pagine di facebook. Vi aspetto.