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I GRILLI IN SARDEGNA

Non mi chiamo Giuseppe Piero. Sono in movimento da tanto tempo. Oltranzista, rigido, idealista, scarsamente disposto ai compromessi e alle minestre annacquate. Ho imparato a riconoscere la mia origine come DNA. Sono SARDO. Prima di tutto. Prima di nascere. Perchè nel sangie porto le mutazioni e le sofferenze di generazioni di Sardi vissute, SOFFRENDO, la nostra Terra. La nostra storia. Sto invecchiando. E mal sopporto gli annacquatori. Mal sopporto gli invasori. Ancora di meno sopporto coloro che non sanno guardarsi allo specchio. Non vedete i segni di una sardità scavata dal vento, dalla pioggia, dal sole e dal mare. Non vedete negli occhi il disagio per un quotidiano che non ci appartiene. Conosciamo il silenzio che serve a riflettere perchè siamo pochi. Abbiamo tanto spazio per stare con noi stessi e riconoscerci diversi. Capaci di stare al mondo, di offrire ospitalità. Ma anche capaci di autonomia, indipendenza, di trovare l’indice di sopravvivenza. Non mi chiamo Giuseppe Piero, ma il movimento ribelle che i grilli cantano non mi dovrebbe essere nuovo. E’ lo stesso suono di una Barbagia che porta il nome di un balbettio che si è rifiutato di cantare romano. E’ il limes che mi ha protetto sardo. Perchè non mi ascolto? Dentro ci sono le risposte al mio domani. Nella storia trovo le risposte. Quando il mare era alto, profondo, immenso. Oggi si supera con un cinguettio. Arrivo dappertutto e posso portare il mio suono. Originale, che si distingue, che ha un’identità. I grilli cantano anche in Sardegna. Sanno cantare a tenores. Sanno allevare e coltivare. Sanno produrre e sfamare. Sanno custodire e valorizzare. Sanno stare in paradiso. Vogliamo rendere a Dio il regalo che sotto la sua impronta ci ha fatto? Siamo Noi il passo della nostra terra. Siamo noi, l’Ichnos. Non lasciamo che venga schiacciata. E’ il nostro passo. Possiamo offrirlo ma non farcelo rubare. Non mi chiamo Giuseppe Piero. Da tempo combatto perchè il mio mondo possa cambiare. Con la nostra impronta.