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Tipica storia italiana

Cambiò di casa nel giugno del 2009 per sfuggire ad un condominio alquanto fantasioso:bricolage del vicino nelle ore di riposo, l’altro vicino che litigava con gli spiriti maligni durante la notte, terzo vicino che utilizzava stivali da cow boy per camminare dentro casa. Pur di scappare si traferì nella nuova casa in allestimento. Solo il suo appartamento era pronto. Fece tutto ciò che doveva fare: cambio di domicilio, dichiarazione al Comune. I sacrifici che fanno molti pur di qualificare meglio la propria quotidianità. Gli è rimasto in groppa un mutuo che è un macigno ma è più leggero e confortevole il tempo che trascorre tra le mura di casa. Se non fosse per gli intoppi burocratici. Servizio postale, ad esempio. Ha già pagato più di una multa raddoppiata per ritardato pagamento. Le raccomandate non ti seguono e per farlo avrebbe dovuto pagare (l’ha scoperto troppo tardi). Le notifiche non gli arrivavano ma è come se fossero arrivate. E’ difficile centralizzare le informazioni: se si cambia residenza devi cambiare anche con ciascuno ente o società pubblica con la quale si intreccia rapporti. Ma dovrebbe essere un’anagrafe efficace. L’ultima notifica notificata ma mai ricevuta è stata una vera mkazzata. Contestazione del fisco per un mancato versamento Irpef. Eppure si tratta di un dipendente con regolare busta paga, con trattenute alla fonte. E’ successo che il datore di lavoro (il vero ladro) abbia rilevato la società presso la quale era dipendente, ha chiuso e riaperto società fittizie, non ha versato l’Irpef di alcuni dipendenti che avevano interrotto il lavoro, trattenendosela in chissà quale tasca. La legge italiana prevede che del mancato versamento se ne debba prendere c arico il lavoratore che poi ha possibilità di rivalersi sull’ex datore di lavoro che nel frattempo ha fatto fallire una e riaperto l’altra per controllare sempre la stessa azienda. Risultato: ti è stata trattenuta l’Irpef, pagherai nuovamente l’Irpef, pagherai anche la multa salata e se vorrai tentare di avere soddisfazione, pagherai un legale, che dopo acuto lavoro ti dirà che purtroppo la società è fallita. Quei soldi, tutti quei soldi in più di quanto dovjuto alimentano i parassiti di questo Stato. E si parla di Presidenti di Banca e/o grandi imprenditori che poggiano il culo su auto di lusso e vivono nello sfarzo. Come maiali. Gli stessi che si mangiano molte persone scomparse.

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LO STADIO DI NEANDERTHAL

Non capisco proprio a chi faccia bene avere uno stadio in simili condizioni. Non fa bene alla proprietà, il Comune di Cagliari, che un bene pubblico dovrebbe tutelarlo e fare in modo che resti un bene immobile che non perda valore. Non fa bene a chi ne usufruisce che si trova in un ambiente inospitale e poco produttivo. Non è solo questione di immagine (a questo mondo importante) ma anche di sostanza. Eppure Cagliari ha l’unico reperto archeologico che testimonia che l’Uomo di Neanderthal non si è estinto. E’ un raro caso di sopravvivenza involutiva. Perchè a gestire la questione stadio non possono che esserci stati negli anni i discendenti di coloro che molti studiosi hanno definito un IDIOTA PATOLOGICO. Ma se 20 anni fa c’erano delle giustificazioni legate alla sopravvivenza (botte in testa nella caccia ad animali di grandi dimensioni) oggi l’unica ragione potrebbero essere  oggetti della cucina (conoscete la famosa TURRA , mestolo) caduti in testa ai nostri piccoli amministratori. Piccoli perchè si suppone siano stati vittima di traumi infantili. Piccoli per caratura perchè anche di questi tempi continuano ad ignorare un grande problema. Per il quale sarebbe un sollecito  l’intervento Corte dei Conti, in un Paese serio dove gli Enti parastatali non diventano Feudatari. Perchè a questo mondo è facilecurare interessi personali e  fare i dispetti alle spalle degli altri. Esiste una sola certezza: la condizione dello Stadio che d’ora in poi per me si chiamerà,  lo Stadio di Neanderthal.

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SENZA RADIOCRONACHE NON VIVO

Non ho ancora capito cosa ho fatto di male. Su trecentosessantacinque giorni l’influenza poteva colpirmi anche una settimana prima. A Milano, se non ci fossi stato, non avrei sofferto così. E invece, a casa per una delle più belle partite della stagione, se non la più bella (per adesso lo è!). E poi infrasettimanale, tanto che il part time che la crisi economica mi ha costretto a disdire, non mi ha dato scampo: malato e a casa. Una sofferenza. Ho sfebbrato da sole ventiquattro ore e sono  indolenzito ma Cagliari – Roma 4-2 mi avrebbe fatto scacciare con le urla di gioia i restanti batteri. Forse però una ragione c’è: oggi ho capito che le radiocronache le farei anche gratis. Su questo contano in molti e non a torto. Dovrò cominciare a pensare che siano la mia spesa pubblicitaria: faccio le radiocronache per promuovere qualche altra attività che mi permetta di compensare. Certo è che non posso essere un uomo felice se rinuncio a quell’antico gioco che ho imparato da bambino. Oggi ho perso un capitolo di storia. Come se Annibale non si fosse presentato a Canne per sconfiggere i Romani.