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Non voglio andare letargo

Non ho ancora fatto provviste e il torpore che mi sta possedendo rischia di creare danni irreversibili. Il calcio che adoro è fatto di passione e imprevedibilità. Quello che ho vissuto nell’ultimo periodo di sbadigli e cose scontate. Ballardini è una facile equazione con Cagliari-Napoli 2-1- Credo che anche il presidente Cellino lo abbia richiamato per effetto di quel mitico periodo. Forse per nostalgia. Come due vecchi amanti che si ritrovano dopo anni. La speranza è che quella passione non sia sfiorita, che l’amore tumultuoso e incessante, senza respiro, non sia diventato un grande affetto fatto di carezze rugose ma niente più. Il Cagliari non è ancora teneramente vecchio e deve ritrovare gli antichi ardori. Non ho fatto provviste e l’inverno sussurra il letargo. Non voglio morire neanche per pochi mesi. Voglio vedere vivere il calcio e sto tentando di far vivere a tutti lo sport sardo, direttamente (con le radiocronache e i servizi) e indirettamente con Videolina Sport. Che nessun dorma!

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Il novembre di Ballardini

Era il sei novembre ed era l’undicesima giornata, proprio come quella fatale a Massimo Ficcadenti. Davide Ballardini allora non perse: non riuscì a vincere contro il Treviso. Non vinse mai nella sua prima esperienza rossoblu durata otto partite. Giocava bene ma non vinceva e il 6 novembre del  2005 fu l’ultima sua gara in panchina. Era invece il quattordici novembre solo un anno fà. Dodicesima giornata. Stavolta fatale a Pierpaolo Bisoli con Davide Ballardini a fare da giustiziere. Uno a zero con un salto di testa di Ranocchia. Giustiziato, giustiziere, mancava solo la parte del terzo uomo, di colui che rientra. E’ sempre novembre, giorno più giorno meno, in questo strano incrocio di destini che lo porta a Cagliari. Lui sostituito la prima volta da Sonetti che sostituì Sonetti per rilanciare un Cagliare che si dava ormai per spacciato. Battezzando Cossu trequartista come non lo aveva saputo battezzare alla prima esperienza. Ritrovando Larrivey che spesso aveva fatto piangere Matri, perchè Ballardini con l’Argentino aveva un rapporto di reciproca stima e considerazione.  L’ultima di Ficcadenti è stata il 6 novembre, come l’ultima del primo Ballardini, anche lui all’undicesima giornata. A Novembre la città si spense in un istante e ora a novembre  la città si accende in un istante. Ma è certo GiusyFerreri ad aver scoperto questo strano miracolo del calcio.

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Il ritorno di Ballardini

Non ha aspettato le ore profonde della notte che avrebbe permesso solo all’Unione Sarda di pubblicare la notizia. L’esonero di Massimo Ficcadenti è arrivato quando ancora i tifosi non dormivano. Non è servito allertarli per una sveglia all’alba. La notizia ufficiale è arrivata in tempo anche per noi di VIdeolina. Nessun buco, tutto tappato, anche il posto dell’allenatore che ormai aveva la sfiducia generale. Solo per rispetto di entrambi non è stato titolato già alcune settimane fà “Ficcadenti come Bisoli”. Ma un pò tutti lo pensavano di fronte ad un gioco sterile che solo i diretti interessati vedevano brillante anche sul piano offensivo. Via Ficcadenti ecco Ballardini. Uomo capace di dire no al Cesena, primo tassello della nuova gestione. Perchè il Cesena un pò ci è andato di traverso, con i rimpianti di Bisoli, con qualche “travisata” dichiarazione estiva, con l’acquisto di Candreva e la permanenza di Parolo. Ballardini preferisce Cagliari e lo ha dimostrato dichiarando il suo amore. Facendosi vedere in città, dove tornava spesso, dichiarando che sperava in qualche esonero dopo aver rifiutato altre due piazze. Manca la firma ma è solo un dettaglio. Ritorna il tecnico che farà la sua terza esperienza a Cagliari, un lusso concesso solo a Sonetti. Proprio il tecnico che ha sostituito prima della grande salvezza. Speriamo che sia una terza che abbia altra sorte. Non dovrebbe essere un’impresa. Il Cagliari di oggi è il discendente di quello di alcuni anni fà. Un pokemon che è si  è evoluto e che speriamo sappia battere i mostri e le paure che avevano preso il possesso della squadra e dei tifosi.

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La notte più lunga

Le perplessità sono brusii, pensieri che non rimangono soli ma si confrontano. Massimo Cellino ha pensieri potenti ma anche lui non disdegna di ascoltare quelli degli altri, anche solo per capire l’habitat che si evolve. Non può trascurare gli umori, seguire le sensazioni che si elaborano studiando la situazione. Il clima generale è votato al pessimismo e non è solo un fatto esterno alla squadra. La percezione che arriva dentro lo spogliatoio è fondamentale. Saranno queste le linee guida che porteranno alla decisione. Non si tratta di aspetti tecnici che sono certamente in crisi. Si tratta di capire se si può uscire da questo momento, se esistono le qualità caratteriali. Forse no. Nelle ultime quarantotto ore la sfiducia è cresciuta. Tanto da poter motivare un cambio che non è mai una scelta proficua. Lo diventa solo se la permanenza rischia di essere peggio. Un muro da abbattere. D’altronde il nove novembre del 1989 ne è caduto uno molto più solido: quello che divideva le due Germanie e non certo uno che divideva due filosofie calcistiche. In confronto cosa volete che sia un esonero. Ballardini addirittura ci spera.

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Leoni e Agnelli

Dobbiamo riprendere a divertirci a sentirci orgogliosi  di una squadra che rappresenta per Noi Sardi qualcosa di più di una squadra di calcio. Per questo è meglio liberarci subito di chi non ha capito a fondo il nostro carattere, il nostro desiderio, le nostre qualità. Liberarci subito di chi ci addebita difetti che non ci appartengono. Se rompiamo le palle è perchè per noi il Cagliari è ragione di una gioia che ci trasciniamo per sette giorni. E per lo stesso legame siamo capaci di portarci dietro il magone. Cinquecento minuti senza  un gooollll serio.  Troppe partite senza innalzamento di tono. Anche io mi ritrovo in crisi di identità. Non è il mio calcio. Non è la mia radiocronaca. Se poi colgo che vengo vissuto con fastidio come viene vissuto anche il malumore dei tifosi, allora soffro. Soffro finchè non mi sembra di percepire addirittura la ruffianata, il sorriso di circostanza, l’ammiccamento di chi è in difficoltà e vorrebbe appoggiarsi a chi fino a pochi giorni fà era solo un “rompipalle”. Così non va. Ci sono stati altri che non volevano sentire ragioni (Bisoli) che non volevano mettere in discussione la propria filosofia. Hanno avuto il buon gusto di essere coerenti fino alla fine. Forse addirittura cocciuti e testardi, ma non ruffiani. Non hanno capito che gli veniva offerta amicizia sincera, investimento di una carriera da calciatore che non era stata dimenticata per generosità e abnegazione. Ma oggi? Oggi si può cambiare solo se si è sinceri, se non è opportunismo, se non serve a far passare il momento difficile per poi riprendere ad essere convinti di vivere sopra un piedistallo. Siamo tutti di questa terra e tutti quanti abbiamo un percorso che inizia e finisce in modo simile. Aldilà delle deteriorabili carriere c’è un animo che parlerà per noi. Il mio, credo che abbia un valore. Almeno in termini di onestà intellettuale. E su questa onda vivo la sintonia. Altrimenti è pensiero divergente se non contrastante. Mi piacciono i leoni ma non mi piacciono quelli che diventano agnelli. Mimetismi di comodo. Camaleonti che non sanno nemmeno cantare una buona canzone. Leoni e agnelli si distinguono dai denti. Inutile ficcarli in bocche sbagliate.