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Strani comportamenti

Lavoro da tanti anni e affronto a viso aperto le difficili situazioni professionali. Lo faccio conscio del fatto che ho mille difetti ma con l’intento di essere sempre libero e leale. Libero e leale non è sempre cosa gradita, a quanto pare. Libero vuole anche dire capace di esprimere il mio pensiero e di decidere del mio fare. Non gradisco essere sfruttato, essere preso in giro, essere  preso per il collo. Tento invece di chiarire a quattrocchi i miei pensieri, di confrontare le diverse posizioni. Ho rapporti molto schietti e diretti e quando gli intermediari non rispondono all’idea che mi son fatto dei miei interlocutori principali, preferisco verificare alla fonte. Mi dicono che questo non è stato gradito, che avrei scavalcato poteri che ora me la vogliono far pagare.  Non sapevo esercitassero un potere non loro come se lo fosse. Non hanno che da dirmelo. Mi prenderò cura di me stesso “punito”. Verificherò le mie colpe. Mi confronterò per capire cosa ho sbagliato. Sono disposto a pagare. Basta che gli uomini che dicono di essere di esclusivo valore morale, che appartengono a caste selezionate, sappiano dimostrare con i fatti il loro sigillo. Cosa volete possa fare un ciarlatano come me? Niente. Salvo dire la mia verità, far conoscere  come funziona il mondo, perchè altri non sbaglino come ho sbagliato io. Sottoporre all’attenzione generale questi comportamenti, attraverso prove concrete.  Ho un angolo anche io in cui chiudermi. Ma nessuno pensi che rinuncerò a difendere me stesso e a sostenere la mia povera causa. Mi difenderò per quanto potrò difendermi. Anche se conto oggi più di prima sulla parola data da chi ritengo un gentiluomo. A lui ritornerò prima di qualsiasi definitiva decisione. E  sono sicuro che non mi ritroverò solo.

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Paura di volare

Striscia in classifica, un punto dietro l’altro. Aggrappati timorosi ad una condizione che si ha paura di perdere che si rischia di perdere proprio per la paura di osare. Il Cagliari di Ficcadenti non cerca le vette delle aquile. Preferisce qualche escursione nell’aia dove potersi illudere di essere liberi dal condizionamento di un obiettivo che è una catena al piede. Salvi prima di tutto e va bene. Ma salvi  e basta come condizione limite sembra essere una recinzione psicologica. A dire il vero sembra viverla soprattutto l’allenatore. Radicato agli undici soliti nomi. Preoccupato di non perdere e non di vincere. Sottomesso ad una logica stretta che non permette voli. Potrebbero essere anche pindarici, ma chi se ne frega. Limitarci i pochi sogni che abbiamo è una violenza. Ci sarebbe piaciuto avere testa bassa contro il Siena, testa bassa contro il Napoli, testa bassa contro il Cesena. Magari una volta ci andava bene e sarebbero stati comunque tre punti. Senza dover dare per scontato che le altre le avremmo perse. Certamente ci sarebbe stata altra passione. Invece quasi mi annoio. E credo anche voi. Non so volare, ma mi sarebbe piaciuto tentarci. Magari scoprendo che anche io potevo lasciarmi cullare dall’aria che tirava

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Colpi di tosse

Lunedì sera ero completamente afono. Martedì la voce mi è tornata, complice la TV. Vedere Mazzarri, De Santis, Lavezzi, vedere il Napoli mi ha innestato il miglior farmaco possibile, l’adrenalina. Sale, circola, si diffonde ogni volta che si avvicina la partita con i partenopei. Sarà per gli estremi della mia passione: la massima delusione dell’unica retrocessione che ho raccontato  (mi era stata levata nel 1999/2000); la partita più esaltante che abbia finora vissuto. Il Giorno della Memoria per Noi tifosi del Cagliari è il 27 gennaio 2008. NOn è un atto di irriverenza alla storia e all’Olocausto. E’ una curiosa coincidenza. Quella sera, febbre alta, respirazione difficile, tosse in circolo, il Cagliari fu capace della partita più rocambolesca della sua storia. Contro il Napoli che non ci portò in serie B nel 1997 ma ci fu ostile con pochi suoi tifosi il giorno dello spareggio con il Piacenza. Uno dei capitoli di una rivalità che ha caratterizzato finora l’Era Cellino. Iniziò con il sospetto che fosse il prestanome in una operazione che doveva portare Fonseca al Napoli. Fonseca che tornò a Cagliari da avversario e non furono rose e fiori. Napoli che vinceva troppo spesso al Sant’Elia con un ex torresino di nome Zola. Insomma, tante troppe vicende che ne hanno fatto una sorta di derby. Difficile chiamarlo tale anche se la società portuale e commerciale sarda è fortemente caratterizzata da napoletani trapiantati. Le origini anche di calciatori rossoblu ora sardi come Capone e Langella la dicono lunga. I quartieri commerciali delle città in cui i Napoletani sono tanti. E poi i trasporti, i militari, le ditte sub appaltatrici…Non è un derby ma potrebbe sembrarlo. E per questo non mi preoccupa la tosse, la difficoltà fisica. Si vinse a Napoli con 40° di temperatura. Si pareggiò all’ultimo secondo con gol di Conti dopo quello di Lopez nello scontro che è diventato su youtube anche Sanna contro Alvino.  Si è pareggiato al Sant’Elia con recupero, soprpasso e poi riaggancio al 96°. Si è perso con altro gol al 96° un anno fà. Tosse, febbre, dolori articolari. Domenica non sentirò niente, sperando anche di tossire ma soprattutto di farmi sentire. Perchè con il Napoli è sempre un colpo di tosse speciale

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Poca voglia di scrivere

Voglio solo giustificarmi per una certa sterilità di parole. Aspetto la radiocronaca per scaricare la tensione. Una volta c’era la partitella infrasettimanale (anche per me). Mi manca non poter vuotare la tensione dentro, farlo per liberare la mente. Sono concentrato su un obiettivo che mi ha convinto ad incassare colpi senza reagire. So quel che farò in ogni caso e verrete puntualmente informati. Ho detto tante volte che la mia ricchezza è il rapporto con la gente. Non intendo sperperarla. Sto ingaggiando un bel duello con il futuro. Ho davanti due mondi contrastanti: uno fatto di lealtà, orgoglio e passione; un altro lo specchio della corruzione, del pressapochismo, del medioevo che resiste.  Stavolta voglio andare fino in fondo. Spero e credo nel leale rapporto che mi ha portato su questa strada ma non sarà facile sconfiggere le tante resistenze, evitare le mille trappole. Non posso dirvi di più. State certi che comunque la verità verrà a galla. In ogni caso.

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EX…ternazioni

Insieme, in un’unica pagina di giornale, quella di Repubblica, dove i due allenatori del Cagliari della passata stagione si sono divisi la cronaca. Bisoli schiacciato da Donadoni, sarà perchè il corazziere di Porretta Terme chissà se arriverà mai in Nazionale. Il fallimento a Bologna lo rende piccolo piccolo. L’esperienza di Cagliari avrebbe dovuto insegnargli qualcosa ma invece con una coerenza primitiva ha abbassato ancor più la testa tentando di abbattere muri più duri di lui. Bisoli disoccupato per risultati mancati. Diversamente da Donadoni che i risultati, almeno nella prima parte della sua esperienza cagliaritana li ha ottenuti. Per poi intestardirsi come Bisoli, lottare contro lo spogliatoio, andando a chiudere la stagione in modo grigio. Recuperando formalmente i rapporti nel giugno successivo, ma senza capire che il suo declino è cominciato quando Cellino ha cominciato a dargli tante responsabilità. Non ha capito cosa gli è successo e da questo punto di vista mostra di essere uno sprovveduto, forse anche presuntuoso. Pensava di poter essere trattato diversamente da Trapattoni e Tabarez. Anche  loro sono stati in Nazionale, Tabarez vincendo anche di più. Ma quando si è trattato di liquidarli, l’amabile Cellino non ha guardato in faccia nessuno. Un suo limite pensare che non potesse capitare anche a lui. Come è un limite non avere il coraggio del commento immediato. Come allenatore deve ancora dimostrare tutto, ma Giampaolo è primo in classifica per aver dichiarato a suo tempo che la dignità non aveva un prezzo. Donadoni per mesi è stato zitto. Il fatto che parli nel momento migliore del Cagliari non gli fa onore. O parli subito o stai zitto. Le sue dichiarazioni sarebbero state sostenute e condivise il giorno dopo. Oggi sembrano una faida, una vendetta nel giorno di festa, quasi a tentare di minare l’ambiente. E’ il calcio, purtroppo. Il calcio di serie A per come viene giocato, per i valori in campo. Il calcio peggiore per i rapporti umani. E’ proprio vero che la dignità non ha prezzo. Ma solo per chi non la monetizza.