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Duecentodieci

Sono anni che speravo nella grande occasione. Sono anni che raccoglievo il desiderio di chi pratica a diverso titolo il cosiddetto sport minore di avere maggiore spazio televisivo. L’occasione è nata. E’ un consorzio di esigenze che può permettere a chi promuove lo sport e a chi fa televisione di incontrarsi, di sposare esigenze, creando una nuova opportunità di investimento anche alle aziende che investono nello sport. Un progetto che per poter crescere non può prescindere da nessuno. Una realtà che sarà luminosa se insieme si creerà il fenomeno dello sport in tv capace di catturare le attenzioni e il consenso generale. Videolina Sport è l’occasione per le Federazioni, le Società e gli Enti di Promozione Sportiva. E’ la possibilità di lavoro diffuso nel campo dell’informazione. E’ l’occasione propizia per le aziende per farsi conoscere a  costi accessibili al di fuori del loro territorio. E’ un successo esponenziale che crescerà ad ogni nuova adesione. Per questo spero che non ci si tiri indietro. Duecentodieci è il canale del Digitale Terrestre. Ma per chi non lo trovasse così, basta il mosaico di Videolina. Al numero tre ci siamo noi. Una sfida da vincere.

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Ti ricordi Capitano?

Non ero a Cagliari il giorno che Daniele Conti venne presentato alla stampa. Stavo ad Asmara e la mail parlava dell’acquisto del “figlio di Bruno Conti”. Non potevo sapere che la tappa non era in realtà intermedia. Non il punto di passaggio di un calciatore dal nome pesante ma l’arrivo a destinazione. Non lo sapeva neanche Daniele (allora si confondeva con il fratello Andrea, anche lui sfornato dalle giovanili romane). Sapeva però che per lui la Roma sarebbe stata difficile da gestire. Qualsiasi figlio di persona conosciuta soffre per una identità di riflesso. Nel mio piccolo, anche miei figli non amano essere definiti “i figli di Vittorio Sanna”. Daniele Conti era un calciatore in cerca di identità, cresciuto spontaneamente e con valori genuini. Quelli che gli crearono non pochi problemi  nella prima stagione. Per Ulivieri bastava essere amico di Grassadonia per essere scarsamente considerato. Daniele fece il suo esordio con Tabarez ma poi pian piano scomparve. Si rivide titolare a fine campionato con squadra che andò a timbrare la matematica retrocessione a Lecce. Ti ricordi Capitano, il primo gol? Credo di sì anche perchè fu l’occasione per mandare messaggi alla panchina e che le tv inizavano ad intercettare con i primi labiali. Rimase in B per maturare. Una maturazione lenta con alti e bassi. Non è vero che Cellino si è intestardito solo con Larrivey. Lo fece anche con Conti. Scelse più volte la strada della conferma. Gli levò in molte occasioni la concorrenza di torno perchè anche io, come altri smettessimo di pensare che fosse inutile insistere. A distanza di anni continuo a dire la mia, ma la “lezione Conti” l’ho imparata, tanto da non dare per scontato che un calciatore che ritarda ad esprimersi non sia un calciatore valido. Mi sono dovuto accollare anche una querela a causa (indiretta) di Daniele. Con eccessivo sarcasmo commentai (su richiesta opinione)  sul lavoro di un collega. Difendevo Davide Carrus che strumentalmente veniva alternato a Conti (per me avrebbero potuto giocare insieme: le poche volte che lo fecero i risultati furono ottimi). Facevo le mie critiche ma  Conti non mi ha mai espresso disappunto. Anzi, una volta mi disse che ci stava (non sapeva che poi sarei impazzito ad ogni suo gol). Daniele faceva intravedere classe cristallina. Nessuno questa l’ha mai messa in dubbio. Sembrava talvolta indolente. Altre volte distratto. Ma la classe c’era, eccome. Si accumularono così gli episodi. Indelebile la doppietta con pianto, tutto dedicato alla Nonna. Indelebili  i  gol nel finale Messina, Napoli, Roma, per ricordarne solo alcuni. Indelebili anche i momenti difficili, gli infortuni e le panchine targate Bisoli e Donadoni. Significativi i tanti gol contro la Roma (si dice che papà Bruno racconti che ha la foto del figlio al posto del bersaglio per freccette: secondo me lo manca sempre).  Significativo il gol al Brescia. Commovente il bacio della maglia alla vigilia di una stagione in cui è stato ventilato il taglio. Esaltante questo avvio di campionato dove la maglia ha sventolato nella Capitale come una bandiera dopo 43 anni. Ti ricordi Capitano? Ma la memoria non è ancora piena. C’è tanto da scrivere. Oggi è il primo capitolo di un romanzo che diventa storia. Ma non sarà l’ultimo. Ed  io sono pronto a gridare ancora…

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Pensiero stupendo

….nasce un poco strisciando….Strisciano i vermi, striscian0 i manutentori della segnaletica stradale, strisciano le estetiste (depilando), strisciano i cocainomani, strisciano le serpi…. Striscia anche il mio pensiero stupendo, finchè non potrà mettersi in piedi e schiacciare vermi e serpi…. Non sapevo che i vermi fossero velenosi….forse sanno disegnare, forse sanno dormire, forse sanno cospirare, sanno sicuramente mentire….di certo non hanno la testa alta, hanno anche lo sguardo basso e sono a “mazza brutta”…. E prima o poi si faranno schiacciare.

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Amnesie fatali

Pronti via e già il meccanismo di chiusura non è quello solito. Il Cagliari al Renzo Barbera si è complicato la vita fin dal primo minuto sugli sviluppi di un tema tattico prevedibile: lancio lungo  e giocata sulla seconda palla. Non ha saputo subito ritrovare la lucidità necessaria, anzi. Più volte ha regalato ai rosanero l’opportunità di andare a rete. Venti minuti da brivido in cui si è corso il rischio di subire la goleada, sempre e comunque su errori  incredibili, soprattutto individuali. Recuperare due gol non è però apparsa impresa impossibile dal momento in cui si è ripreso ad essere il CAgliari. Addirittura mettendo in evidenza un Palermo “poca cosa”.  A parte Tzorvas. Il portiere greco ha fatto la differenza. Dalla sua porta ha levato due gol fatti pareggiando le sbavature su punizione. Inguardabile quella che ha portato al gol di Miccoli. Gioco e carattere ci sono stati e se il primo squillo fosse arrivato lontano dal triplice fischio molto probabilmente staremo a raccontare un’impresa. Invece dobbiamo sottolineare il peggior Cagliari di questo avvio di stagione nei primi venti minuti e quello migliore nel corso del secondo tempo. Amnesie fatali, come macchie lunari. Crateri dai quali non siamo stati capaci di uscire. Da evitare nell’immediato futuro, perchè DI Natale e company non è detto che ci grazino come hanno fatto Zahavi e Miccoli. Testa sotto il ghiaccio e concentrazione da riportare immediatamente ai massimi livelli.

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Il leone e il coniglio

Il calcio non è una scienza. L’Inter e il Novara non sono delle unità di misura. Ma è facile poter trarre dal risultato dell’anticipo infrasettimanale motivi di ottimismo. Costa poco se non diventa illusione. Il calcio non è una scienza ma il valore del NOvara in questo momento è riassunto dal pari a Verona contro il Chievo, oltre che dal successo di ieri sera con i nerazzurri di Gasperini. Le unità di misura non contano ma il successo del Palermo in casa contro la milanese non è un fenomeno paranormale. Palermo-Cagliari sarebbe stato comunque un risultato aperto ad ogni risultato. Ma dopo NOvara-Inter lo è ancor più perchè  nell’animo dei calciatori si nasconde un leone e un coniglio  che si affacciano a turno. Chissà che il richiamo del leone sia più forte oggi in chi indosserà nel Derby delle Isole la maglia con i quattro mori, finalmente stampati in petto. Un ulteriore motivo di orgoglio.