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Non è una domenica senza calcio

L’occasione propizia per capire che il calcio non finisce con la Serie A dei Presidenti padroni di un meccanismo che porta incassi senza grandi rischi. La tutela degli incassi TV viene prima di qualsiasi logica. E’ bastato provocare i calciatori della massima serie per ottenere il risultato voluto. Il rinvio della Prima Giornata è utile alla Lega Calcio e scarica sui calciatori le invettive della gente. Così si avrà il tempo di mettere sù la struttura che sostituisca Dahlia e non si rischierà che Mediaset e Sky si spartiscano la torta stabilendo magari un ritocco al ribasso di quanto “passano” alla Lega Calcio. Si gioca dappertutto nel mondo e in Italia. Si può scegliere ancora la tv ma è consigliabile invece una passeggiata all’area aperta e tornare allo stadio. Uno qualsiasi. Anche il campetto dove giocano i ragazzi. Un recupero dell’ossigeno sportivo e un apertura che faccia respirare dopo la rabbia dei giorni scorsi. Anche per dare meno peso e potenza alla Serie A che su questo conta per fare soldi e solo soldi. Non è una domenica senza calcio. Potrebbe essere una domenica di calcio vero. O, magnificamente, un ulteriore week end d’estate per noi che in Sardegna possiamo permettercelo.

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Il bottino dei diritti tv

L’esca, un contratto non firmato. Ad abboccare i calciatori con Lega Calcio che pesca ciò che desiderava. I motivi dello sciopero sono solo uno strumento che permette ai Presidenti di Serie A di riorganizzarsi. Non solo nell’ambito della propria società (completare il mercato, recuperare gli infortunati, prepararsi al debutto nelle Coppe). Soprattutto a mettere sù la struttura che sostituisca Dahlia Tv nel digitale terrestre. Perchè aldilà delle 156 partite che rimarrebbero fuori e della ventina di milioni che si andrebbero a perdere, c’è il rischio di un accordo Sky/Mediaset che potrebbe portare a diminuire la torta delle entrate dei diritti tv alla vigilia della nuova contrattazione. Se non  intervenisse un terzo soggetto le due piattaforme sarebbero facilmente attribuibili e un eventuale patto di non belligeranza porterebbe al full nei due ambiti (satellitare e digitale terrestre) con u n abbattimento dell’offerta che si tradurrebbe in minori entrate certe per le società. Le due prossime settimane saranno quindi sfruttate a pieno per rimediare. La Lega Calcio potrà farsi carico delle otto società scoperte e evitare il duopolio. Non ci sarano battaglie serrate e rischio di nuovo sciopero. Perchè i temi erano un pretesto e la firma non sarà un peso. Ci sarà un pò di teatro per nascondere la verità. Lo stesso piccolo teatro che ormai caratterizza la nostra industria calcio

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Lo sciopero dei Calciatori

Ci sono cascato anch’io. Sono stato vittima di un’informazione parziale e mirata che ha favorito i potenti, coloro che distribuiscono i denari. Perchè nella vicenda dello sciopero del calcio scopro pian piano che a fermare il campionato sono i calciatori ma a volerlo sono i presidenti. Perchè? Perchè il contratto per l’Associazione Italiana di categoria aveva da essere solo firmato. Chi non lo ha voluto fare sono 18 presidenti di serie A che hanno trovato sempre motivi nuovi per venire meno al loro ruolo. Provocando una reazione che fa comodo a chi voleva prendere tempo, la Lega di Serie A. Un solo articolo era l’oggetto del contendere, l’articolo 7 riguardanti i fuori rosa. I calciatori chiedevano che venisse sottoscritto un accordo vecchio di un anno e mezzo. E invece ad ogni incontro i presidenti (eccezione fatta per Cagliari e Siena) ponevano nuovi cavilli, rinviando un accordo che sembrava fatto. Fino alla campagna diffamatoria dell’articolo 4. Non sono i calciatori che hanno chiesto garanzie in merito alla ventilata tassa di solidarietà, ma i Presidenti. L’Asso Calciatori ritiene il tema oggetto di contrattazione individuale e non collettiva. I Presidenti hanno fatto credere che fossero i loro interlocutori a non volersene prendere carico. Una trappola, l’ultima, per arrivare al rinvio. Mercato da chiudere, giocatori infortunati ma soprattutto struttura televisiva della Lega Serie A che dovrebbe sopperire al fallimento di Dahlia non ancora pronta. E’ stato facile far cavalcare la demagogia, addebitando ai protagonisti domenicali l’indisponibilità a non pagare  le tasse (alle quali come ogni lavoratore dipendente, non possono sfuggire). La strategia dei potenti (coloro che incassano diritti tv e pubblicità) che conoscono bene anche i modi dell’alienazione per trovare qualcuno da dare in pasto alla società. Per tirare  la corda. L’unico torto dei calciatori essere cascati nella trappola. Intuendo l’obiettivo dei presidenti avrebbero potuto scegliere di giocare la prima (scomoda ai Presdenti) minacciando di far saltare la seconda. Ma i politici non sono loro. In un mondo di lupi i denti aguzzi si nascondono dietrono i falsi sorrisi. Ci sono cascato anche io e per questo chiedo scusa alla categoria.

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Nessuno è cogli 1

Mi vien da piangere al pensiero delle manganellate prese da chi ha manifestato negli anni e nei luoghi del mondo per rivendicare i diritti del lavoratore. Mi vien da piangere perchè il Sindacato (grande antica conquista) è diventato in molti casi una tappa, un percorso alternativo per arrivare al profitto. Mi vengono in mente i tanti sindacalisti che sono diventato ministri. Tradendo le antiche lotte e dimostrando con i fatti che la carriera viene prima di tutto. Le categorie con interessi collettivi esistono. Meglio: esistono gli interessi collettivi aldilà delle categorie. Interessi riassunti dai principi di una Costituzione che ormai è una sorta di codice delle fiabe. Basterebbe tener conto dei diritti del cittadino e farli rispettare per non avere diritti collettivi da rivendicare. Le categorie purtroppo invece esprimono interessi spesso in conflitto. Parlo di ciò che conosco. Nella scuola esistono i pensionati baby, poco più anziani di me. Hanno iniziato dieci anni prima e hanno avuto la pensione con 25 anni d’anticipo rispetto a quella che avrò. Nel giornalismo all’interno delle stesse redazioni ci sono redditi che sono sproporzionati. Articoli pagati migliaia di euro  e pubblicisti che continuano ad avere 5 euro a pezzo. Interessi contrastanti con rappresentanze che spesso usano lo scudo sociale per nascondere interessi elitari. Il calcio? Quando si tratta del gioco vivo una passione irrefrenabile. Quando si parla di industria mi si attorcigliano le budella. Sacri i diritti dei lavoratori (anti-mobbing, rispetto dei generi, assistenza medico-sanitaria, etc.). Ma alla fine gli scioperi rientrano o si fanno a seconda degli accordi delle alte sfere. Ho visto barattare i posti docenti, ho visto tagliati gli stipendi o i posti dei collaboratori, sto vedendo rientrare o quasi lo sciopero dei calciatori con i 20 milioni da destinare a fondo per la tassa solidarietà. Un giorno mi piacerebbe dire che nessuno è cogli1. Quel giorno non ci sarà un Eto’o coraggioso nel sostenere Moratti dio in terra. Non ci sarà un idiota che allena il Real Madrid. Non ci saranno elezioni vinte sulla base di un risultato calcistico. Sono un cogli1 perchè credo ancora alle fiabe e alla Costituzione. Basterebbe quella senza sindacati